A tutti i Donatori Volontari di Sangue
con particolare affettuosa dedica a quelli della Regione Siciliana
Un saluto e una indicazione di metodo
di Rodolfo Papa
Ringrazio vivamente per l’attenzione dedicata all’arte e per la volontà di comprenderla nel più profondo utilizzando anche parti dei miei scritti. Questo approccio sincero al magistero dell’arte è encomiabile nel panorama odierno di disinteresse e di relativismo. Quindi vi faccio i miei più sentiti auguri per una proficua indagine spirituale del nostro bellissimo patrimonio artistico attraverso i mezzi appuntiti dell’iconologia.
Ma da qui discende una domanda immediata e brutale: come si fa iconologia, come si guarda una opera d’arte? La domanda è complessa e bella nel medesimo tempo. O meglio la domanda è in sé semplicissima. È la risposta che è per sua natura difficile, perché mette in campo tante cognizioni e materie diverse, irriducibile in una sola linea metodologica. Indicare un metodo d’indagine, in altre parole, prestare ad un altro i propri occhiali è per certi versi atto di gentilezza, ma nel medesimo tempo atto complesso, poiché se le caratteristiche oftalmiche non coincidono (e questo è molto più frequente di quanto non sembri) è inutile, non c’è giovamento e poi in secondo luogo quest’atto di per sé generoso, potrebbe risultare, se “visto” da un’altro punto di vista, come invadente, supponente perfino maleducato.
Per questo parlare di un metodo generale o efficace è quasi inutile. Si deve immediatamente rispondere ad un postulato sulla comunicazione e la conoscenza: “io lo so, ma l’altro come lo adatta a se stesso”? Dunque, come procedere per scovare “l’assassino”? Già, l’iconologia è per sua natura una indagine istruttoria, rientra più nel genere narrativo del giallo, che in quello della storiografia artistica. Anche se l’argomento è nobile il metodo deve essere spregiudicato. Come si procede, allora? Si sentono tutte le parti, i testimoni se ce ne sono, poi si allarga la ricerca scaturita dagli indizi trovati sulla scena del delitto, che deve sempre essere il nostro vero terreno di analisi (il dipinto è il documento più importante di tutti gli altri documenti che in seguito si possano trovare).
Se poi il caso non è un caso d’omicidio, ma di amnesia, cioè di ricerca dell’identità del protagonista, si deve metterlo letteralmente sotto la lente d’ingrandimento. Egli è l’unico testimone credibile, quello che alla fine si ricorderà come si chiama e magari con un po’ di difficoltà ce lo rivelerà. Insomma bisogna metterlo nelle condizioni di parlarci, di raccontarci che cosa fa lì in quel luogo, se magari si ricorda dove è nato, o magari solo da quale stazione ferroviaria ha preso l’ultimo treno, oppure se fin qui è venuto a piedi e quindi si potrà dedurre che il luogo di nascita non è lontano. E se invece fosse stato ritrovato dopo anni di assenza? Per rimanere nella metafora del genere letterario, un dipinto è un testo che presuppone un albero genealogico molto ampio, molti libri sono stati letti da uno scrittore che a sua volta condenserà tutto quel mondo di parole in un suo testo, unito e separato a tutti gli altri che lo precedono. Quel che voglio dire che l’iconografia è una lingua con sintassi e grammatica, bisogna conoscerla per non commettere errori di traduzione. Per questo semplice motivo, in tutta la Storia dell’Arte, i soli deputati a scrivere di teoria, di tecnica e di cronaca dell’arte (la Storia dell’Arte è una invenzione ottocentesca per certi versi fuorviante) sono sempre stati gli artisti e poi alla fine si sono accodati i “conoscitori”, una sorta di dilettanti competenti che amavano l’arte e gli artisti.
Dunque, l’arte è una lingua e va studiata come tale. L’iconografia è un sistema sintattico, che si è sviluppato nel corso di molti secoli e che pian piano ha raggiunto vette di sofisticata bellezza. Bisogna entrare delicatamente tra le pieghe di questi testi linguistici dipinti, per non alterare lo stato delle cose e mettersi ad ascoltare le parole di pigmento, che pronunciano bisbigliando tra segni, linee e macchie. La grammatica elementare dell’Arte e dell’Arte Cattolica in particolare è fatta di punti, linee, superfici, corpi e pigmenti. Bisogna quindi armarsi degli strumenti adatti per camminare tra queste realtà senza recar danni alla struttura.
Dopo questo oceano in bottiglia, il consiglio che mi viene più spontaneo al riguardo è provare ad applicare il metodo, badando, ovviamente, alla gradazione delle mie lenti, per non incappare in spiacevoli inconvenienti e di leggere principalmente l’opera e in seconda battuta leggere quante più ricostruzioni e analisi possibile proposte da tanti e tanti storici che ne hanno scritto.
Sono persuaso che la verità nascosta tra queste analisi, alle volte ideologiche, altre semplicemente parziali, possa emergere più che da una sola analisi. Serve piuttosto la sovrapposizione di più elementi rintracciati come corretti, desunti da più analisi che nell’insieme risultano scorrette. Questi elementi, se ben guardati, possono indicare la via giusta per rintracciare l’identità del nostro “smemorato”, come tante volte è capitato a me studiando le opere di Leonardo, Caravaggio, Michelangelo, Lotto, Piero della Francesca, ecc. ecc.
Un caro saluto e buona lettura.
Roma, 22.2.2008
Rodolfo Papa
Official Web Site: www.rodolfopapa.it